Antonio Cezza. Il dovere oltre il servizio
Melfi, 17 Luglio 1990 – Ci sono uomini che restano carabinieri in ogni istante della propria vita
Aveva ventisei anni. Era libero dal servizio. Ma davanti al pericolo scelse di intervenire.
Ci sono storie che una città conserva perché appartengono alla sua storia.
E ce ne sono altre che conserva perché raccontano qualcosa di più grande: il coraggio, il senso del dovere, la scelta di non voltarsi dall’altra parte.
Quella del Brigadiere Antonio Cezza appartiene a entrambe.
Era il 17 Luglio 1990 quando, nella Villa Comunale di Melfi, un giovane Carabiniere di appena ventisei anni compì il gesto per il quale ancora oggi è ricordato.
Quel giorno Antonio Cezza non indossava la divisa.
Era libero dal servizio.
Ma il dovere, per lui, non finiva con il turno.
Antonio, ventisei anni.
Antonio Cezza nacque a Cursi, in provincia di Lecce, il 15 Febbraio 1964. Entrato nell’arma dei carabinieri, fu assegnato al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Melfi.
Aveva soltanto ventisei anni quando il suo nome entrò per sempre nella memoria della città.
Non per una missione programmata.
Non durante un normale turno di servizio.
Ma per una decisione presa in pochi istanti.
17 Luglio 1990. Il Dovere oltre il servizio.
Nei giardini pubblici di Melfi era in corso una violenta rissa.
Antonio Cezza ne venne a conoscenza e, sebbene fosse libero dal servizio e in abiti civili, intervenne insieme ad altri militari.
Di fronte ad un uomo armato di fucile e in atteggiamento minaccioso, fu il primo ad affrontarlo.
Gli intimò la resa.
L’uomo aprì il fuoco a distanza ravvicinata, ferendolo mortalmente.
Antonio venne soccorso e trasportato all’ospedale di Potenza.
Morì cinque giorni dopo, il 22 Luglio 1990.
Aveva ventisei anni.
Il riconoscimento. Fino al supremo sacrificio
Per quel gesto ad Antonio Cezza fu conferita, alla memoria, la Medaglia d’Argento al Valor Militare, con decreto del Presidente della Repubblica dell’8 Novembre 1991.
“Altissimo senso del dovere e di generoso altruismo spinti fino al supremo sacrificio”
Un nome che Melfi non ha mai dimenticato
Sono trascorsi trentasei anni.
Eppure ogni luglio Melfi torna a pronunciare quel nome.
Nel luogo in cui Antonio venne ferito, nella Villa Comunale, una stele ne conserva la memoria. Ancora nel luglio 2026 la città lo ha commemorato, riunendo autorità civili e militari, l’Arma, la comunità e i suoi familiari.
Perché ricordare Antonio Cezza non significa soltanto ricordare ciò che accadde nel 1990.
Significa tramandare il significato di quella scelta.
Intervenire quando sarebbe stato più semplice non farlo.
Mettere la sicurezza degli altri davanti alla propria.
Essere carabiniere anche senza indossare una divisa.
Antonio Cezza. Eroe per sempre.
Le città non sono fatte soltanto di strade, palazzi e monumenti.
Sono fatte anche delle persone che hanno lasciato qualcosa dentro quei luoghi.
Il 17 Luglio 1990, nella Villa Comunale di Melfi, Antonio Cezza lasciò un esempio.
Il 22 Luglio, lasciò la vita.
Ma non la memoria.
Perché il dovere non finisce con il turno di servizio.
Antonio Cezza | 1964 – 1990







