Sab. Ott 1st, 2022

Da Melfi a Montevergine: la storia di Guglielmo, il Santo di Vercelli che fondò….

San Guglielmo da Vercelli a Melfi

Nello stupendo giardino del Palazzo Vescovile di Melfi si cela un meraviglioso pezzo di storia, nascosta agli occhi dei meno curiosi dalla struttura architettonica e paesaggistica del giardino stesso.

Si tratta della statua di San Guglielmo da Vercelli, monaco benedettino vissuto tra il 1085 e il 1142.

Le fonti narrano che tanta era la fama del Santo che anche Ruggero II volle incontrarlo, ma che questo fu possibile solo nella città di Salerno (dove il sovrano soggiornava).

Guglielmo visse per un pò nei boschi del Monte Vulture prima di recarsi verso Altamura e poi verso le zone della Campania e di Avellino.

Su un monte che egli stesso chiamò Montevergine costruì un monastero e fondò la Congregazione verginiana dell’ordine di San Benedetto”.

Il suo miracolo più famoso è quello del lupo, e come narra la tradizione cattolica:

“Un giorno un lupo avrebbe sbranato l’asinello del quale il santo si serviva per il traino e altre mansioni. Il santo si sarebbe allora rivolto al lupo e gli avrebbe intimato di prestarsi, da allora in poi, a tutte le mansioni alle quali l’asino si prestava. La feroce bestia sarebbe da allora divenuta mansueta e le genti che il santo incontrava sarebbero rimaste colpite dall’inusuale docilità dell’animale.”

Ed ecco perché le raffigurazioni più comuni del Santo lo vedono in compagnia di un lupo.

A Melfi la statua di San Guglielmo è accompagnata dalla targa che recita:

“Pellegrino mi fermai in mezzo a voi.
Respirai spiritualità benedettina e dei monaci basiliani.
Ripartii trasformato.
Mi videro i monti di Pierno e la piana dell’Incoronata, la cima di Montevergine e la piana di Goleto.
Fui onorato dal normanno Ruggero II.
All’amore della Madonna vi affido”

San Guglielmo da Vercelli a Melfi

Inoltre, secondo gli antichi storici fu lo stesso San Guglielmo a fondare il monastero di San Bartolomeo di Melfi nel 1134. Si narra che, ritornando da Bari e facendo parte della curia dei Montevergine, fondò (intitolandoli alle sacre vergini) tre monasteri: uno a Goleto, uno a Venosa e uno a Melfi.

I primi due non modificarono il loro aspetto. Quello di Melfi fu dedicato a San Bartolomeo.

Nonostante tutti i beni e i territori rimasero di proprietà della congregazione verginiana, il convento si tenne in attività al solo scopo di curare i beni e gli interessi di loro proprietà. Questo, seppur il convento aveva una rilevanza storica per il tanto tempo trascorso in esso da San Guglielmo.

Morì a Goleto nella notte tra il 24 e il 25 Giugno del 1142 e la sua memoria storica si festeggia proprio nella giornata di oggi.

In foto la statua del Santo nel giardino del Palazzo Vescovile di Melfi

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Secondo la leggenda, il signore di Melfi (forse si tratta del signore di Melfi, Ruggero Borsa, figlio di secondo letto di Roberto il Guiscardo – 1060 – 1111), saputo che era giunto nella capitale normanna un uomo scalzo e preceduto dalla sua fama di santità, lo fece condurre a corte facendogli dono di un manoscritto delle Sacre Scritture che Guglielmo mostrò già di conoscere, recitando a memoria il salmo 109.

Nella cripta rupestre di Santa Margherita a Melfi (XIII sec.), è presente un affresco di San Guglielmo da Vercelli.

L’immagine affrescata del “Santo del tratturo” dovrebbe essere una rappresentazione reale della sua immagine e dell’abito dell’ordine da lui fondato.

L’affresco fù realizzato dopo la morte del santo nel 1142 e che visse per un certo periodo a Melfi.

San Guglielmo da Vercelli a Melfi

La raffigurazione di San Guglielmo da Vercelli si trova a destra nell’intradosso dell’altare centrale dedicato a S.Margherita. A sinistra è riprodotta l’immagine di Santa Elisabetta (vedi lo schizzo fatto dallo storico d’arte G.B.Guarini).

La descrizione dell’affresco raffigurante San Guglielmo da Vercelli è fatta da Giovanni Battista Guarini

“Su San Basilio, fino al culmine della navata, è un’altra figura di monaco, dalla larga tunica bianca, nascosta in parte, da una specie di dalmatica bruna, e cinta e traversata dal cordone dell’ordine. Un cappuccio scuro gli copre la fronte, sotto di cui due occhi guardan, pensosi e austeri, dal viso stecchito. Una barbetta a punta gli affina ancora il profilo macerato dalle penitenze, nimbato di giallo. Ai lati del collo, chiarissimo in lettere bianche, è il nome del Santo:S.GVILIELMVS: il Santo di Vercelli, di Montevergine, e del Goleto…combaciante, nel capo, con S.Guglielmo, ma dipinta sulla parete opposta della volta, si vede, un pò guasta dall’umido, SCA. ELISEBET. Sotto la Santa, vivo e lucente nei colori intatti, è S.VITVS….”

(Fonte pandosia.org)

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